Lettera aperta di una vincitrice   3 comments

Ho ricevuto una lettera bellissima, toccante,

un’amica a me tanto cara e affine è uscita

vittoriosa da una drammatica, estenuante lotta

contro la bulimia. La sua lettera è molto significativa,

è un faro di speranza verso chi è intrappolato in

questo tunnel ed un monito per chi cerca nel cibo

la soluzione dei propri problemi.

Sono immensamente felice per questa amica che

ha sofferto tantissimo e la ringrazio per avermi

concesso di pubblicare la sua lettera che ora

potrete leggere.

Amica mia, ti voglio bene, non demordere mai!

 

 

Non ricordo come è iniziata. Non ho idea di come ci sia caduta dentro

 e come abbia fatto a rimanere impigliata nella sua vischiosa ragnatela,

ma in fondo è cosi che accade. All’improvviso. Non ho avuto quasi

il tempo per rendermene conto e quando me ne sono resa conto

ci stavo dentro fino al collo… Era un periodo terribile e a un certo punto

 è scattata una molla dentro di cui, fino a prima d’incontrare lei,

 non conoscevo nemmeno l’esistenza. Qualcosa in me si era spezzato

a metà e si era rotto, allargandosi nel mio stomaco, che ,come un

elastico troppo usurato,le diede modo d’entrare dentro di me e

 violare il luogo più intimo del mio corpo, dove avevo accolto la vita

e ora risiedono i miei stati d’animo ed il mio bisogno d’amore.

La mia pancia. Lì dove il cibo, improvvisamente perde il suo fine di nutrire

 e diventa solo un mezzo per andare a riempire gli spazi lasciati vuoti

dalle emozioni e dal non-senso della vita,un modo per colmare i

solchi impressi da un dolore che non avevo il coraggio di far venire a galla

 e che cercavo di soffocare ingurgitando più cibo possibile, fino a stare male

 fino a farmi scoppiare le viscere. Lì, dove lei, la bulimia si è fatta spazio

sgomitando, tra il mio bisogno d’essere amata e la necessità di essere

nutrita, ma non dal cibo, bensì dall’affetto di chi mi era accanto.

Lì, anche ora che sono guarita, rimarrà sempre una ferita aperta e

sanguinante che non si cicatrizzerà mai.

La bulimia. Una fame insaziabile di attenzioni e comprensione…

di rifiuto degli inganni che sentivo crescermi intorno ..ed era allora che

giungeva la ricerca spasmodica del cibo. Una furia incontenibile che

 mi portava a buttare giù nello stomaco ogni alimento che trovavo

a portata di mano. Sempre di più. E poi acqua, tanta acqua, altrimenti

non sarei riuscita a cacciare via tutto quel cibo dallo stomaco

quando sarebbe arrivato il momento di liberarsene.

E continuavo a mangiare e bere senza sosta,

anche se la bocca mi faceva male e mi veniva da piangere.

Mangiare e bere, finché non sentivo di aver raggiunto il limite

 e di non farcela più. Lo stomaco mi si contorceva, ripiegandosi

in due su se stesso, avevo la nausea, mi girava la testa ed allora,

solo allora, correvo in bagno, mi chinavo sulla tazza e m’infilavo

due dita in gola per vomitare, ma non sempre bastavano perchè tutto

quel cibo mi pesava dentro come un macigno e sapevo che dovevo

 fare in fretta, altrimenti, se attendevo troppo, non ci sarei riuscita più

e tutto quello che avevo mangiato si sarebbe tramutato in grasso..

Era una battaglia contro me stessa. Tirare fuori tutto.

Dovevo vincere io e non il mio stomaco che mi chiedeva solo di essere

lasciato in pace..e poi finalmente ci riuscivo. Ecco che arrivava

quell’ondata che mi liberava di quell’amore-cibo di cui mi ero

alimentata indebitamente. Ma io non mi sentivo meglio, nè sollevata,

solo in colpa e nemmeno riuscivo a smettere di farmi del male.

Sentivo il fallimento di non essere riuscita nel mio intento perchè

 mi sentivo di nuovo vuota e quel vuoto mi spaventava.

Non volevo sentirmi cosi. Avevo bisogno di qualcosa che mi

riempisse ancora ed ecco che tutto ricominciava da capo.

Riprendevo a farmi del male con più vigore di prima.

Di nuovo mangiare. Di nuovo vomitare. Mi odiavo per quello che

 stavo facendo..eppure non riuscivo a smettere e non lo facevo

nemmeno quando vedevo uscire il sangue . Andavo avanti cosi.

Con gli occhi rossi e le mani sporche. Andavo avanti finché non ne

potevo proprio più e allora, solo allora decidevo di smettere.

Mi lavavo il viso . Mi asciugavo gli occhi e la bocca e tornavo ad indossare

la maschera della normalità, affinché nessuno sapesse del mio segreto,

 perché era di un segreto che si trattava. Nessuno doveva sapere

quello che facevo. Nessuno doveva scoprire il dolore che mi portavo dentro.

Dolore che poi, in seguito, venne a galla in un altro modo.

Avrei potuto chiedere aiuto ma non ero in grado di farlo..ed allora

nascondevo tutto sotto la mia pelle. Ferite. Cibo. Vomito. Dolore.

Nessuno sapeva, nessuno doveva sapere.. E’ durata due anni…

Quando ho smesso?? quando ho ripreso a volermi bene…quando

ho smesso di sentirmi colpevole di cose di cui non ero responsabile…

quando ho levato la maschera e mi sono abbracciata…..

 

Pubblicato 24 agosto 2009 da amarcordrimini in Senza categoria

3 risposte a “Lettera aperta di una vincitrice

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  1. La bulimia e l\’anoressia sono malattie-simbolo della società odierna, così detta “del benessere”, in cui i mezzi di comunicazione di continuo elevano la magrezza a status symbol, esaltato senza sosta da moda e campagne pubblicitarie, e contemporaneamente portano sempre più questi disturbi all’attenzione dell’opinione pubblica, diffondendo dati allarmanti e promuovendo campagne di sensibilizzazione in aperta contraddizione con se stessi.Le origini dei disturbi dell’alimentazione sono vari ma credo che siano da ricercare principalmente nella mancata accettazione di sè stessi o nel cadere vittime della persuasione che non possiamo essere amati perchè siamo troppo questo o troppo quello. Andiamo bene come siamo, questa è la verità. La diversità è vita e la ragazza, abbracciandosi, ha finalmente preso coscienza di questa verità.Ciao Paola, un abbraccio e buona serata, Mena

  2. mio Dio …mi son venuti i brividi e le lacrime agli occhi…..

  3. Una lettera molto toccante, ma che è una speranza per tutti colro chesono affetti da questa particolare situazione.La tua amica, consentendoti di pubblicare la sua lettera, ha compiuto ungrande gesto, che può dare forza a chi ne ha bisogno.Un caro saluto, con amicizia, Vito

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